Non sono la somma dei miei errori

Quando si impara a guidare una macchina una cosa necessaria è tenere il volante guardando avanti, mantenendo uno sguardo vigile e di ampia prospettiva.

 

Anche il volante della nostra vita richiede uno sguardo simile.
Mentre punto alla mia meta che cosa succede se sbaglio strada? Se foro una ruota?

Recupero le informazioni corrette e chiedo aiuto per cambiare la ruota. Non butto l’auto, né la considero sbagliata.

 

Se per caso il percorso intrapreso non è quello giusto, c’è sempre un modo per ritrovare la strada o di cambiare qualcosa in noi per stare meglio e dare il meglio. Non mi butto via, né mi considero sbagliato.

NON MI IDENTIFICO CON IL MIO ERRORE.

 

La mia vita vale molto di più di un’auto e le potenzialità che la compongono sono più
stupefacenti di un motore da 1000 cavalli.
Dov’è la difficoltà maggiore? Accettare che l’errore faccia parte della mia condizione esistenziale, sperimentare con serenità la mia impotenza, il mio limite, la mia fragilità e scoprirmi accessibile agli altri proprio per questo.

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