La carenza materna nei primi anni di vita ha un effetto dannoso sullo sviluppo della personalità del
bambino. Molti studi lo hanno dimostrato ampiamente.
Il neonato e il bambino devono essere allevati in un ambiente caldo ed avere con la madre (o il
caregiver) un legame affettivo intimo, costante e responsivo.
La funzione della madre non può essere delegata ad altri, né esaurirsi nell’espletamento della
soddisfazione dei bisogni primari, quali il mangiare, bere e dormire.
Il bambino può essere mal nutrito, o avere un ricovero precario, potrà essere malato, ma se i
genitori lo accolgono con il potere del loro affetto questi crescerà con la certezza che esiste una
persona per la quale egli rappresenta un bene, percepirà la sua vita come un bene e affronterà gli
ostacoli con una giusta dose di autostima.
Come il bambino ha bisogno di sapere che appartiene a sua madre, così la madre ha bisogno di
percepire che appartiene a suo figlio. Questo legame inizia già in fase gestatoria, dove la
comunicazione tra i due è particolarmente simbiotica e si sviluppa poi successivamente.
Il bambino cerca la madre con lo sguardo; quando viene corrisposto in modo responsivo (al sorriso
del bambino risponde il sorriso della madre) il bambino si sente confermato nella sua bontà.
L’esperimento di Tronik -comunemente noto come Still face- mette in evidenza il comportamento
del bambino quando si trova di fronte alla inespressività della madre: dapprima cerca di
esasperare i gesti di comunicazione per indurre una risposta della madre, poi, di fronte alla
frustrazione di una assenza comunicativa, attiva comportamenti compensatori concentrandosi su
di sé ed infine si abbandona al pianto.
La carenza delle cure materne può generare nel bambino divenuto adulto alcune conseguenze:
forte ansia, un bisogno eccessivo di affetto e desideri di vendetta, sentimenti di colpa, stati
depressivi, fino a minare la capacità di costruire contatti affettivi stabili.
Il ruolo della madre non dipende dal numero di ore con cui si relaziona col figlio, ma dalla qualità
del rapporto: ciò che è determinante è la gioia che una madre e un figlio provano nello stare
insieme. Nella foto riportata, la neurologa Rebecca Saxe ha catturato un momento in cui la madre
bacia suo figlio di soli 2 mesi. Poggiando le sue labbra sulla fronte del piccolo ha provocato una
reazione visibile dalla fRMI: sono rilasciate sostanze come la Dopamina (ormone del benessere),
l’Ossitocina (ormone dell’amore) e la Serotonina (ormone del buon umore). Un piccolo gesto
d’amore aumenta la fiducia, genera sicurezza, genera benessere.