Gestire la rabbia

La pressione sanguigna aumenta, cresce la frequenza cardiaca e respiratoria e si percepisce tensione muscolare. Il sangue affluisce alle mani che diventano capaci -ad esempio- di sferrare un pugno con violenza o di afferrare un oggetto e romperlo. Il nostro corpo si sta preparando a combattere per affrontare una possibile minaccia. Come avviene questo cambiamento fisiologico? Perché alcune cose mi irritano particolarmente? Non ci addentriamo in dettagliate spiegazioni neurologiche, seppur estremamente affascinanti, e ci limitiamo a citare alcuni dei protagonisti della risposta emotiva: la corteccia sensoriale primaria invia informazioni al complesso amigdaloideo, responsabile delle risposte emozionali. Alcuni stimoli inducono automaticamente reazioni emotive: ad esempio, un forte rumore può provocare una risposta emotiva di paura. Altre risposte emotive, invece, sono apprese: ci hanno insegnato, o ne abbiamo fatto esperienza, che certe cose o situazioni costituiscono una minaccia o un pericolo. Tutte le volte quindi che ci troveremo in quelle situazioni eliciteremo una risposta di paura o di rabbia. Il modo in cui rispondiamo alla paura (fuga o freezing) o alla rabbia (aggressione) identifica la nostra risposta comportamentale all’emozione corrispondente. Se l’individuo apprende una risposta di coping funzionale riuscirà a ridurre le risposte emozionali non specifiche, riducendo lo stress dello stimolo nocivo. La dimensione cognitiva gioca un ruolo importante nella gestione della rabbia. I pensieri che si attivano in risposta ai trigger (evento-stimolo) della rabbia possono rinforzare le emozioni negative o controllarle: se mi sento trattato male o abbandonato, se sono stato deluso o tradito, se ho fallito, se sono stato raggirato, attiverò una rete di pensieri funzionali o disfunzionali. Le persone tendono a rintracciare le cause del comportamento altrui nelle loro disposizioni interne, sottovalutando i fattori situazionali, arrivando più facilmente ad una attribuzione di colpa interna. In questo modo, si aprono facilmente le porte ad una rabbia disadattiva, disfunzionale che provoca sofferenza nell’individuo e nelle sue relazioni sociali. Se è pervasiva può essere patologica. E come possiamo comportarci dinanzi a qualcosa che non possiamo aggiustare? È facile additare un colpevole, più faticoso è decidere di lavorare su di sé. Ma chi decide di costruire il proprio benessere smette di dare la colpa agli altri e comincia a prendere delle decisioni e farsi aiutare. I problemi connessi alla rabbia e all’aggressività hanno trovato un buon esito terapeutico -come da diversi studi – nella terapia cognitivo-comportamentale (CBT). La CBT utilizza tecniche che si focalizzano sul riconoscimento delle distorsioni cognitive e dei bias cognitivi, nonché sulle credenze rigide e generalizzate verificando la loro correttezza, sostenibilità e funzionalità. A supporto del lavoro sull’aspetto cognitivo c’è la Mindfulness, il programma ideato da Jon Kabat- Zinn per la riduzione dello stress mediante la consapevolezza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Richiedi un appuntamento