Genitori alla prova: la sfida dell’adolescenza

Cosa succede al nostro bambino quando improvvisamente diventa ostile, scontroso e latitante? Probabilmente, è entrato nel tunnel dell’adolescenza e noi con lui. Diventa impossibile farsi accettare; il dialogo con lui ha la durata di una manciata di secondi.

L’adolescenza mette alla prova i genitori, lancia una vera e propria sfida dal titolo: io non sono te!

Cosa sta accadendo nel cervello di un adolescente?

Dalla nascita fino ai 12-14 anni, il cervello cresce nelle sue dimensioni e produce materia grigia.

Successivamente, lo sviluppo va verso la linea dell’efficienza, eliminando la materia grigia non utilizzata. Termina intorno ai 21 anni circa, quando è completato lo sviluppo del lobo frontale, preposto alla pianificazione, progettazione e valutazione. Una zona specifica del lobo frontale (la corteccia orbito-frontale) è preposta al controllo e inibizione degli stimoli emotivi.

La pubertà ha inizio nell’ippotalamo: viene prodotta la kisspeptina che innesca la ghiandola pituitaria per liberare gli ormoni testosterone, estrogeno e progesterone. Questi ormoni attivano ovaie e testicoli e spingono a cercare esperienze cariche emotivamente. L’adolescenza, in sostanza, è una vera e propria bomba biochimica, carente di un sistema di valutazione e controllo interno. Questo rende ragione di certi comportamenti adolescenziali quali, per esempio, guidare a fari spenti o ad alta velocità di notte, ricercare film strappalacrime o altro…

Qual è il ruolo dell’adulto in questa fase di crescita? Egli è chiamato a supportare e regolare le emozioni del ragazzo; pertanto, l’equilibrio emotivo dell’adulto è fondamentale. Se alla paura del figlio il genitore risponde comunicando la sua ansia, l’emozione del figlio è amplificata e indirettamente lo si sta inducendo a sentirsi sopraffatto. Se dinanzi alla delusione/tristezza del figlio il genitore risponde “non preoccuparti, mangia”, si sta ignorando la sua sfera emotiva. 

Le emozioni vanno ascoltate, accolte e legittimate e quindi poi regolate, proponendo strategie comportamentali adeguate al contesto.

Non si tratta nemmeno di fingere: la prima abilità che sviluppano i bambini è il riconoscimento delle emozioni dalle espressioni facciali dei loro genitori. Fingere implicherebbe quindi un’interruzione del rapporto di fiducia. 

L’adolescente sfida i genitori e a sua volta è sfidato dall’ambiente: vediamo brevemente alcune delle criticità a cui è esposto:

  • L’accettazione da parte dei pari: l’adolescenza segna il passaggio dalla ricerca della propria identità all’interno del gruppo famiglia, alla ricerca del proprio Sé tra i coetanei. Diventa naturale quindi dare priorità agli amici piuttosto che alla famiglia. Loro diventano il punto di riferimento di criteri estetici e comportamentali.
  • L’accettazione di sé: i cambiamenti fisici improvvisi sono un frastorno psichico ed emotivo per ogni adolescente. Le domande che serpeggiano nelle menti di un ragazzo sono relative alla propria identità: Chi sono io? Perché esisto? Sono domande di senso che partono dal desiderio di realizzare qualcosa e scoprire chi si è.  Quanto è importante non spegnere quel desiderio ma esserne alimentatori e trasmettitori. Come? Non certamente con discorsi; né con regali, perché i figli non sono un sacco da riempire o un tubo digerente da colmare. il desiderio non è un bisogno, è l’esperienza del riconoscimento e per questo lo si trasmette con la testimonianza della propria vita. L’esperienza del riconoscimento del figlio è l’esperienza del riconoscimento della sua unicità, che può avvenire solo nella relazione. 
  • L’accettazione del giudiziola scuola è il luogo per eccellenza delle valutazioni. Qui il ragazzo è costantemente sfidato a non scivolare dal piano della valutazione al piano del giudizio personale. La prima minaccia è data dalle aspettative dei genitori stessi, quando sembrano interessarsi esclusivamente al rendimento scolastico. Inoltre, il contesto classe, può essere luogo di tensioni relazionali o di bullismo. I docenti possono emettere giudizi personali facendosi condizionare dalle prestazioni scolastiche. Diventa comprensibile quindi che alcuni ragazzi vedano l’istituzione come ostacolo alla loro felicità e benessere, qualora queste possibili esperienze dolorose non vengano corrette e incanalate nella giusta direzione. 

Il compito genitoriale è certamente la missione per eccellenza: predispone ad affrontare la vita e rende credibile sognare sulla propria. Non esiste il genitore perfetto, e, forse, ciò che più prepara alla vita è la capacità dell’adulto di rettificare dinanzi ai suoi errori. Non c’è scuola migliore di quella in cui il ragazzo contempla la possibilità dell’errore e anche di poter ricominciare: solo così può apprendere ad accettare i propri limiti senza che questi gli impediscano di continuare a sognare.

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