Coltivare l’amicizia coniugale

Arriva un momento, nella vita di una coppia, in cui ci si dice: “non è più come prima”, lui/lei è cambiato, momento accompagnato da un sentimento di nostalgia di tempi che sembrano ormai lontani. Si litiga spesso e si mantiene un sostanziale atteggiamento di fastidio relazionale, ma non si sa più bene per che cosa.

Che cosa succede in fase di litigio?
Aumenta la circolazione sanguigna, così come la frequenza del ritmo cardiaco; si è in uno stato generale di allerta, che prepara il Sistema Nervoso Centrale (SNC) a predisporsi per un attacco o una fuga.
Si è alterato l’equilibrio omeostatico che l’organismo tenta di recuperare quanto prima.

Come?
Attraverso una rete di pensieri che -nella maggior parte dei casi- tendono a giustificare il nostro comportamento e additare come errato quello altrui.
Può farsi strada una cultura mercificante dell’amore, che ci spinge a guardare all’amore come un prodotto a tempo, in scadenza, come la merce. Quando non funziona più è perché è scaduto, come tutte le cose che hanno vita, quindi va sostituito. Illudendosi che nel nuovo ci sia sempre quello che fino ad allora non abbiamo avuto. Se non decidiamo di lavorare su di noi nel nuovo riapparirà prima o poi il vecchio.

Si creano quelli che, in letteratura, chiamiamo i cortocircuiti emozionali: adesso vedremo perché.

Il dolore lascia traccia nella memoria. Se qualcuno ci da un pizzicotto possiamo certamente dire che fa male. Se ci riprova ci allontaniamo prontamente.

Come reagisce il nostro SNC di fronte al dolore? Produce endorfine, dotate di una potente attività analgesica ed eccitante. La loro azione è simile a quella della morfina e altre sostanze oppiacee. Coinvolge l’attività dell’ipofisi e surrene. Ci fanno resistere al dolore. Perché lo evitiamo allora? Perché il dolore lascia traccia e, inoltre, perché la produzione endogena delle endorfine non è senza prezzo: l’esposizione prolungata al dolore genera sofferenza psichica, che interessa l’asse ipofisi, surrene, con la conseguente produzione di cortisolo (chiamato ormone dello stress). Livelli alti di cortisolo debilitano il sistema immunitario.

Ecco perché il comportamento consequenziale alla memoria del dolore è la fuga, l’evitamento, la distanza.
Proprio tra due persone che si sono scelte e hanno percorso un tragitto insieme, può accadere che si crei un cortocircuito: la persona a cui sono legato/a è quella che devo evitare se non voglio provare quel dolore.

Nella vita quotidiana di pizzicotti ce ne diamo tanti e quelli prolungati producono inevitabilmente comportamenti evitanti, che ci portano a tenerci distanti, forse non fisicamente, perché non sempre sarà possibile, ma con il cuore sì. Si formano le memorie implicite, che essendo implicite, non sono immediatamente presenti alla coscienza, ma fanno il loro lavoro nel cervello. Condizionano la percezione: non intenzionalmente, ma implicitamente, cerchiamo conferme degli errori altrui, sappiamo parlare solo degli errori altrui. È cambiato lo sguardo. Si altera la relazione.

Se il pizzicotto scatena una reazione di attacco o fuga, l’abbraccio di almeno 30’’ fa scatenare una reazione totalmente contraria: a livello neurofisiologico, i neurotrasmettitori inviano segnali di un altro tipo al SNC e vengono stimolate alcune sostanze: la serotonina (ormone del buon umore) che porta a sentirci felici e sicuri di sé; l’ossitocina (ormone dell’amore e della cura e delle relazioni sociali) e, inoltre, aumentando la circolazione del sangue, migliora l’ossigenazione.
Virginia Satir, psicoterapeuta americana, ha scritto:
Ci servono quattro abbracci al giorno per sopravvivere,
otto abbracci per mantenerci in salute,
dodici abbracci per crescere.

Se c’è desiderio di recuperare la relazione coniugale il primo importante passo è volersi ritrovare. Aspettare che sia l’altro a fare il primo passo, a riconoscere l’errore, porterà entrambi a non ritrovarsi più. Occorre dichiararsi di volersi ritrovare.

Un secondo importante passo è migliorare lo stile relazionale e farlo subito! Accogliere l’altro innanzitutto con lo sguardo, significa restituirgli il posto che ha nel nostro cuore.
Un terzo importante passo è allenarsi nell’ascolto reciproco: l’ascolto ha bisogno di spazio: spazio interiore (dentro di me devo abbassare il volume delle mie credenze), spazio esteriore (avere un tempo per parlare)

È importante raccontarsi: cioè non tralasciare l’essenziale di sé all’altro, senza con questo prendersi tutto lo spazio che serve anche all’altro per raccontarsi.
Infine, non meno importante è celebrare il diritto all’errore: concedere all’altro non la possibilità ma il diritto di sbagliare, perché è ciò che ci rende irresistibilmente umani! Il senso di colpa deve lasciare lo spazio al diritto all’errore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Richiedi un appuntamento